OGNI RIFERIMENTO A FATTI E PERSONE E’ TUTTO FUORCHE’ CASUALE

Abbrutito da giorni di tutazze e pandette, mi svegliai incazzato e risentito, come succede ormai da decenni. Ma questa volta c’era il bonus. Sentivo un fischio nelle orecchie simile al suono di quei fischietti da richiamo a bassissima frequenza usati dai cacciatori. Ma non ci feci caso: era il fischio che sentono al mattino i fattoni o gli sfigati. Dopo un paio d’ore dacché avevo cominciato a leggere e a scartabellare dio sa che cosa, ecco che il fischio si fa insistente e fastidioso. Così mi alzo dalla sedia e comincio a gironzolare per casa pensando di risolvere. Niente. Non sapendo che fare, vado da mia madre e le chiedo se sente anche lei ’sto fischio. “Si”, dice lei, “lo sento…” A quel punto il mio maso-vittimismo va a nozze: ormai è chiaro: qualcosa dentro di me fischia. Comincio ad agitarmi e penso: “ecco cosa si merita uno che fa una vita di merda come la mia. Malattia, solitudine e fischi nelle orecchie.” Mi metto le mani sulle orecchie, vado avanti e indietro e mia madre chiama mio padre. Inarrivabile uomo d’azione, mio padre mi porta di corsa all’ospedale con una prestrazione macqueeniana al volante. Impreca, mi tappo le orecchie disperato: “è finita. ora mi scoppierà il cervello e sarà finita per sempre. era ora.” Ormai in punto di morte, vado incontro al mio tragico destino nell’ultima stanza che vedrò: quella del pronto soccorso. Ma un infermiere dai capelli rossi, sollecito e pratico, mi salva dalla fine certa diagnosticandomi un semplice disturbo da oggetto tascabile con probabile fischio annesso. “Sei sicuro di non avere niente in tasca che suoni? Questo fischio che senti non viene DA-DENTRO-DI-TE!” Mi resi conto della tragica gaffe e non sapendo imbastire un degno copione, tirai fuori l’orologio con tutto il fischio. L’infermiere dai capelli rossi aveva ragione. Mi sentii come il più straordinario coglione di tutti i tempi. Con ogni probabilità, in ospedale ancora se ne parla. Uscito dalla stanza fatale, rassicurai mio padre e tornammo a casa. La mattina dopo mi svegliai incazzato, risentito e con la sinistra consapevolezza che non potevo prendermela con nessuno. Nemmeno con un orologio.



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