BOMBER
“Bomber”. Lo chiamavano così per via del calcio: Bomber sognava di fare il calciatore. Nel 1990 era appena un ragazzino. Un pomeriggio, o una mattina, andammo in “palestra”: la “palestra” era una grande costruzione bianca col soffitto concavo di legno e con a fianco un campo da pallavolo, che da pallavolo non era mai stato, perchè ci si giocava a pallone dalla mattina alla sera ed il cemento verde a terra era tutto screpolato come una faccia che ha preso troppo freddo. Le porte ovviamente non c’erano, ma bastava qualche paletto di legno e due chiodi, che il muretto basso che delimitava la larghezza del campo sosteneva finchè il pallone non prendeva la “traversa”. Su tre lati il campo era chiuso da un muricciolo con una specie di staccionata di pietra il più delle volte sbrindellata, sull’altro lato la facciata bianca della palestra. Quando si diceva “andiamo in palestra” voleva dire “andiamo a giocare a pallone”. Fu in “palestra” che vidi Bomber per la prima volta, i capelli ricci di colore biondo-rossastro, le lentiggini e la maglia numero 5 del Milan, la maglia di Baresi. Giocava bene già allora. E già allora aveva una propensione allo sfottò che non ti faceva incazzare perchè veniva da ridere anche a te che eri lo sfottuto. Non passò molto tempo che anch’io cominciai a dire “vado in palestra”: l’estate praticamente non facevo che giocare. Fu lui ad affibbiarmi il soprannome “Tex”: mi sono sempre piaciuti gli stivali, quelli sottili, non quelli da mandriano, è chiaro – mi piaceva “Tex”; era anche l’unico fumetto che avessi mai collezionato. Bomber ad un certo punto imparò a fare i passaggi incrociando il destro sotto il sinistro. Un pomeriggio di vent’anni fa me ne fece uno da metà-campetto, io stoppo col destro, mi porto all’interno evitando non ricordo più chi, e senza guardare la porta, infilo un tiro a rientrare nell’angolino alto di sinistra: “Cazzo che t’ha fatto!” fu il commento. – A volte mi riuscivano cose carine col pallone (quando vivevamo a S. Antonio palleggiavo tutto il tempo con un pallone di spugna, il proprietario di casa aveva l’orecchio sensibile) e Bomber sapeva fare dei gran passaggi. Che fine ha fatto Bomber? L’ultima volta che l’ho visto mi ha detto che continuava a correre dietro un pallone, il che significava che non aveva proprio sfondato. Che fine ha fatto “la palestra”? Il comune ha recintato tutto e la gestisce la polizia municipale come centro per disabili; ora nella palestra c’è la piscina ed il campo è tornato ad essere un campo da pallavolo. L’estate nessuno dice più “vado in palestra”. Bomber non scende più dalla collinetta ridendo e prendendo per il culo qualcuno da lontano. Io, beh, io credo di essere stato felice solo durante quelle partitone sotto il sole in quei pomeriggi di troppo tempo fa. Dalla ringhiera sopra casa nessuno viene più a chiamarmi alle tre del pomeriggio: “Tex!” – ed io e mio fratello giù verso “la palestra” a rotta di collo, pallone e tutto. Eppure, Bomber, un pomeriggio di vent’anni fa me ne fece uno da metà-campetto, io stoppo col destro…
About this entry
You’re currently reading “BOMBER,” an entry on Dalletreallesei’s Weblog
- Published:
- Dicembre 28, 2008 / 12:41 pm
- Category:
- Curva Tex
- Tags:
- mauro savino
2 Comments
Jump to comment form | comments rss [?] | trackback uri [?]