COME BINI DIVENTO’ SMOKE

Non era uno che parlava molto, Bini. In genere se ne stava sulle sue. Aveva una faccia buffa. Avevo molta simpatia per lui. Per lo più lo vedevi in compagnia di Bomber o Perales o Fiocco ecc. Aveva un bel talento per il pallone: era un protagonista fisso delle partitone  in “palestra”. Mi pare giocasse in una squadra anche. Aveva una predilizione per le discoteche. L’abbigliamento variopinto per le discoteche lo forniva a lui e agli altri la “fabbrica dello scambio”: uno comprava una maglietta fosforescente e prima o poi la vedevi addosso a qualcun’ altro. Bini aveva una predisposizione innata alla sopportazione silenziosa e ironica dei piccoli e grandi guai della vita. Quando diventava vittima occasionale del divertimento dei “grossi”, sopportava tutto silenziosamente, a volte rideva pure, e quelli giù botte e lui giù a ridere. Rideva perchè aveva capito il ridicolo e la malinconia dell’allegria a tutti i costi di chi sta salutando la gioventù: i “grossi” superavano tutti i trenta. Ad un certo punto la vita sorprese anche Bini. La scuola era finita. Toccava andare a lavorare. Niente più risate in sala giochi coi “grossi” anche perchè non c’erano più né sala giochi né “grossi”. Ad un certo punto Bini prese a fumarsi delle gran sigarette e diventò “Smoke”. Quando cominciarono a chiamarlo così, deve aver detto tra sè e sè quello che diceva dei fatti, dei comportamenti e della vita quando non se ne capacitava:  “Muah…”


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