ALLE 21.30

Nel vagone della Metro non c’è molta gente. Non sono fatti di sabato sera, né turisti. Tornano a casa dal lavoro, o da qualche angolo di città dove hanno raggranellato qualcosa per il giorno appresso. Li diresti stanchi. Hanno facce vuote. Ma non è stanchezza la loro. I loro volti sono semplicemente nudi. Non nascondono più il disinganno o la frustrazione e non dicono più “chissà…”. Seppelliti orgoglio e dignità fissano un angolo a caso. Non gli importa che appaia la loro tristezza o la consapevolezza che non ci sono ore felici nelle case dove ritornano, derubati del semplice desiderio di vivere una vita normale, da piccoli punti del mondo che va avanti comunque e nonostante le loro facce. Sono facce che non aspettano più. Facce nude. L’Italia è diventato un Paese triste.

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